Psicologia positiva

Psicologia positiva

Nel riflettere in materia di ottimismo, facciamo essenzialmente riferimento alla propensione a guardare la vita in modo positivo, ritenendo di poter trarre il massimo vantaggio delle esperienze in corso, dalle proprie capacità e opportunità. L’ottimismo riguarderebbe la tendenza ad ottenere le migliori conseguenze anche da eventi sui quali non è possibile esercitare alcuna influenza, tanto che si giunge persino a ritenere che l’ottimista ‘trasforma i problemi in opportunità’, a differenza di quanto farebbe il pessimista che trasformerebbe in problemi persino le opportunità (Soresi, Nota, et al., 2009).

Martin E. P. Seligman psicologo e saggista statunitense, è considerato il fondatore della psicologia positiva. Secondo Seligman (2003) la “felicità” è il risultato dell’interazione di tre componenti: a) le emozioni positive, b) l’impegno e c) il significato. La psicoterapia positiva quindi ha il compito di promuovere questi tre aspetti della vita. Secondo Seligman (2003) un modo per accrescere il coinvolgimento e il flow, è aiutare la persona a identificare e usare i propri punti di forza e talenti. Il primo passo in questa direzione è stata l’elaborazione di una classificazione dei punti di forza e la messa a punto di adeguati strumenti di valutazione (Colombo et al., 2006; 2007; Peterson, Seligman, 2004). Il secondo passo è stata la sperimentazione di alcuni esercizi che poi sono stati incorporati nella psicoterapia positiva (Seligman et al. , 2005; Seligman et al., 2006). Infine, la terza componente di una vita “felice” della teoria di Seligman, quella della ricerca di significato, viene implementata nella psicoterapia positiva aiutando la persona ad usare i propri punti di forza in azioni che trascendono l’interesse personale, al servizio delle cosiddette “istituzioni positive”, quali ad esempio, la religione, la politica, la famiglia e la comunità. La psicoterapia positiva si basa sull’ipotesi che la depressione possa es-sere trattata non solo riducendo i sintomi depressivi ma anche sviluppando direttamente emozioni positive, potenzialità personali e significato.

Il programma per imparare l’ottimismo (Seligman, 1996), sperimentato anche in Italia (Goldwurmet al. , 2006), si avvale di strategie di ristrutturazione cognitiva tipiche della psicoterapia cognitivo-comportamentale. L’analisi cognitivo- comportamentale, così come la psicologia positiva, sostiene la concezione dell’uomo come un organismo attivo: “Il concetto di adattamento agisce sia a livello biologico, coerentemente con i principi della biologia evoluzionista, sia a livello psicologico individuale, attraverso una ‘selezione per mezzo delle conseguenze’, sia a livello sociale, attraverso i meccanismi di trasmissione culturale” (Moderato, Zino 1994: 537). Il comportamento umano, quindi, viene descritto in termini di interazioni tra un organismo, unità biopsichica individuale e unica, e il suo ambiente funzionale. In quest’ottica i comportamenti patologici sono il risultato di un apprendimento disadattivo (Melamed, Siegel, 1983). La terapia è quindi una modificazione del comportamento, e in quanto tale può avvenire sia in contesti clinici (psicoterapia) che non clinici (training per la promozione del benessere). Citando Goldwurm (1998) possiamo sottolineare come l’obiettivo terapeutico può consistere solo in parte nel superamento della sofferenza e nell’adattamento del soggetto all’ambiente. In buona parte invece consiste nella trasformazione del cliente in agente attivo del cambiamento, non solo suo ma anche del suo ambiente l’obiettivo finale non dovrebbe essere solo il superamento dei disturbi, ma anche il miglioramento della qualità della vita sia oggettivamente che soggettivamente”.